Era marzo 2020 quando, appena confermato il viaggio per i 50 anni di Simone, la pandemia ha scombussolato i programmi del mondo intero compresi i nostri.

Ci siamo rifatti nel 2022, dopo due anni di Covid, ad agosto siamo partiti per gli Stati Uniti festeggiando i miei 50 anni ed i 50+2 di Simone.

Un viaggio sospirato:

  • studiato e creato nel 2019 
  • che ha preso forma nel 2020
  • modificato e riadattato nel 2021
  • cominciato finalmente il 7 agosto 2022.

Tre settimane tra città, zone vitivinicole e parchi naturali.

Partiti alla volta di San Francisco, dove abbiamo fatto sosta tre giorni, ci siamo spostati a nord,tra la Napa Valley e la Sonoma county, a caccia di cantine mitologiche della storia vitivinicola americana.

Tornati a San Francisco siamo volati a Salt Lake city dalla quale siamo ripartiti subito per Moab. Qui abbiamo visitato i meravigliosi parchi Arches e Canyonlands

Proseguendo verso la Monument Valley ed il Gran Canyon. 

Abbiamo concluso i parchi con l’indimenticabile Bryce canyon e lo Zion Park. 

Terminata la vacanza a Las Vegas.

Dopo lo Zion era prevista la Death Valley ma i disastri atmosferici, di inizio agosto, ci hanno obbligati ad anticipare di un giorno Las Vegas rinunciando alla tappa.

Dopo tre giorni a Las Vegas siamo ripartiti per la nostra amata Italia.

Questi i numeri della nostra vacanza:

3670 km in macchina

183 km a piedi

7 parchi naturali

5 voli aerei

20 giorni

4 stati 

50$ vinti al casinò.

Partiti la domenica mattina da Malpensa, via Zurigo, abbiamo raggiunto dopo 13 ore San Francisco. Il bello del volare verso ovest è il partire di mattina e arrivare al pomeriggio del giorno stesso grazie al fuso orario a favore.

Sbrigata la dogana in aeroporto ed il check-in in hotel ci siamo dedicati alla riscoperta, essendoci già stati entrambi, del Fisherman Wharf che ha mantenuto intatto il suo fascino.

a spasso per il Fisherman Worf
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ingresso pier 39
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il riposo dei guerrieri, il sonno dei leoni marini del pier 39, e SF in notturna sullo sfondo
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Calici in viaggio sognando la California
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La sera siamo andati a mangiare da Scoma’s ottimo pesce fresco, locale un po’ datato, e come la maggior parte dei ristoranti in America prezzo esagerato. 

Lunedì 8 agosto ci siamo dedicati alla beat generation ripercorrendo i luoghi dove gli scrittori hanno vissuto come il caffè Trieste dove erano soliti ritrovarsi , il bar Vesuvio uno dei luoghi di perdizione alcolica di Kerouac, Il museo della Beat generation, la libreria City lights bookstore.

 

Locale Vesuvio vista esterna
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Vista interna del locale Vesuvio
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Il dehor del caffè Trieste
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Ingresso museo Beat generation
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Piastrella in memoria di Kerouac
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Sala interna libreria
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interno libreria scala sala dei poeti
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Al pomeriggio ci siamo spostati con i mezzi nei quartieri di:

  • Mission l’anima latina di S.F. per vedere gli stupendi murales di Balmy street
  • Castro dove è nato l’arcobaleno ed il vintage 
  • Haight-Ashbury cuore hippy della città dove, nel 1967, si è svolta la famosa summer of love

Se avete voglia di camminare sono tre quartieri che si possono girare tra loro a piedi, per arrivarci bisogna prendere i mezzi o il taxi perché alcune parti di Mission non sono propriamente tranquille ma fatte in pieno giorno con gli occhi aperti sono accessibili a tutti.

Vale la pena visitarli tutti e tre se si è già stati in città e già viste le parti più turistiche.

Murales Balmy street
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Murales
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Murales
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Inizio Balmy street
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Case in MIssion
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Edificio Womens in Castro district
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womens building
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Dettagli quartiere Haight Ashbury
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Via principale del quartiere Haight Ashbury
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Negozi in Ashbury
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esterno Famoso negozio vintage decades of fashion
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Martedì 9 agosto abbiamo noleggiato la bici per fare il giro fino al Golden Gate. 18 km di pedalata con innumerevoli soste lungo il percorso per fare foto e ammirare il ponte da tutte le angolazioni possibili. 

La giornata è proseguita con una bella passeggiata fino al vecchio porto di San Francisco per fare una “merenda” a base di gamberi e ostriche da Hog island oyster , una catena con diversi punti vendita in California, specializzata in ostriche.

Calici in viaggio con SF alle spalle
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Le due bici che ci hanno accompagnato, sullo sfondo Alcatraz
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Panorama sul ponte
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vista del ponte
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il mitico Pier 1
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Vecchio porto di San Francisco
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ostriche fritte
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piatti ostriche
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Bancone ostriche
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La sera siamo tornati a cenare al Fisherman wharf optando per il Fog Harbor ma non ci ha convinti, la cucina è molto turistica.  

Il giorno della partenza per la Napa, mercoledì 10 agosto, ci siamo alzati all’alba per andare a vedere la nebbia sul Golden Gate, fare un giro fino a Lombard street e osservare San Francisco dall’alto.

Dopo aver ritirato l’auto abbiamo attraversato il Golden gate in mezzo alla nebbia, e in un paio di ore eravamo a Napa dove il clima è diverso da San Francisco il caldo la fa da padrona di giorno e la sera si torna a respirare.

Traversata in macchina del Golden Gate
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La Napa valley è una delle zone vitivinicole più importanti, conosciute, e modaiole della California, da sola contribuisce a produrre il 4 % dell’intera produzione californiana.

 Vuoi conoscere le caratteristiche vitivinicole della zona?

Le cittadine della valle, molto graziose, sono tutte vicine tra loro la più lontana da Napa è Calistoga a 42 km. Nelle loro vie si respira anche arte, infatti passeggiando è possibile trovare diversi negozi d’arte, consiglio di entrare in qualcuno a fare un giro per ammirare le opere esposte.

Le nostre cittadine preferite sono state St. Helena e Yountville.

Durante i fine settimana il traffico risulta impossibile, si rischia di stare ore in macchina tra un paese e l’altro così, seguendo il consiglio della Lonely planet, abbiamo prenotato in settimana e per il fine settimana ci siamo spostati in Sonoma County, zona meno trafficata e più tranquilla.

Gli hotel sono tutti cari, la Napa è una zona turistica molto ambita, così abbiamo optato per una stanza con Airbnb (piattaforma già utilizzata più volte sia in Italia che all’estero): la Garden Room nella Stahlecker house. La casa molto bella era appena fuori dal centro città, ma comoda per raggiungere tutto, in una zona residenziale tranquilla. Il check-in avviene tutto in automatico, circa 48 ore prima dell’arrivo sul proprio account Airbnb arriva il codice con le istruzioni per entrare in camera.

casa in napa
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La nostra camera era abbastanza spaziosa e molto pulita, siamo stati bene. Il giorno della partenza abbiamo conosciuto Ron, il proprietario della casa, una persona disponibile con la quale chiacchierare allegramente.

La prima tappa è stata all’Oxbow public market dove la gente del luogo si reca per fare acquisti e mangiare un posto che può ricordare, in piccolo, la nostra catena Eataly. Al suo interno trovi frutta, verdura, accessori per la casa, marmellate, cereali, candele, fiori, libri, condimenti, succhi, cioccolata, pesce, ristoranti di carne, pizza ecc. Insomma di tutto un po’ ma riportato alle dimensioni del paese. Un giro lo consiglio perchè è divertente vedere queste realtà, noi ne abbiamo approfittato per mangiare un hamburger inutile dire che economico il mangiare non lo è ma questo lo abbiamo riscontrato in tutti i posti da noi visitati.

ingresso Oxbow market
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interno mercato
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interno mercato
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Di fianco all’Oxbow market si trova il CIA Culinary institute of America, che noi purtroppo non abbiamo fatto in tempo a visitare, 7400 mq di campus dove trovare tutto ciò che ruota intorno al mondo del cibo oltre al suo ristorante, è possibile partecipare a degustazioni,  dimostrazioni di cucina interattive, e altre attrattive del mondo culinario. Al suo interno è anche presente una scultura di una forchetta fatta da migliaia di forchettine.

Dopo aver lasciato le valige in camera siamo ripartiti alla volta della prima degustazione americana da Domaine Carneros di Taittinger specializzato in bollicine metodo classico, anche se i loro Pinot sono stati più volte premiati. Curiosi di scoprire la Maison?

ingresso Domaine
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Come per le degustazione anche nel cibo non c’è un gran rapporto qualità/prezzo, specialmente agli standard italiani.

La sera abbiamo cenato al Farmstead Ranch a Saint Helena un posto molto carino dove si mangia dell’ottima carne 183$ per tre piatti un calice di vino e dell’acqua. E’ vero che oltre a trovarsi in una zona cara è anche segnalato Michelin ma ha confermato la nostra teoria.

Giovedì 11 agosto, abbiamo fatto sosta a St.Helena per colazione da the Model Bakery una panetteria/pasticceria sulla via centrale del paese, ci siamo seduti nei tavolini all’esterno del locale e gustati un ottimo muffin con caffè.

Colazione a St Helena
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Finita colazione abbiamo passeggiato per il paesino, curiosando prima in un bellissimo negozio d’arte, poi in un negozio di souvenir con oggetti molto carini a tema vino. Abbiamo anche visto l’edificio dove

Istituto Tchelistcheff
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aveva aperto il suo laboratorio di studi enologici.

La tappa successiva è stata Calistoga per fare una camminata sull’ Oat hill mine trail, un sentiero di 5 chilometri circa. Siccome faceva  molto caldo, e buona parte del percorso è tutto sotto il sole, abbiamo optato per la parte iniziale di 800 metri che porta ad una panchina con una bella vista su tutta la valle.

panorama dal sentiero
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Questo sentiero si snoda sulla strada costruita per collegare Calistoga alla miniera di mercurio che rimase aperta dal 1872 al 1960. La strada fu iniziata nel 1873, conclusa e aperta al pubblico nel 1893 ha due direzioni una per Calistoga ed una che scende a Aetna Springs chiusa però durante l’estate per pericolo incendi.

Essendo un parco naturalistico selvaggio non c’è nulla quindi è consigliato portarsi acqua, creme solari, e cappelli, fare attenzione ad eventuali pericoli come animali selvatici, bici o gente a cavallo lungo il percorso.

panorama vigne
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A mezzogiorno ci siamo trasferiti da Joseph Phelps uno dei miti della Napa Valley con il suo Insigna, che nel 2006 è stato decretato vino più buono al mondo, ma anche i suoi Pinot nero sono da favola. Sei curioso di scoprirne un po’ di più su questo produttore?

Terrazza esterna degustazioni
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Al pomeriggio ci attendeva la seconda degustazione della giornata allo chateau Montelena, cantina scelta per la storia che aleggia intorno a questo nome. Nel 1976 un suo Chardonnay, degustato alla cieca, vinse il Giudizio di Parigi sbaragliando grandi vini francesi. C’è anche un bellissimo film, Napa Valley la grande annata, che ripercorre la storia di questo evento. Volete scoprirli con noi?

Veduta esterna
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Dopo una breve sosta a casa per un cambio ci siamo diretti al ristorante Ad Hoc.

Finalmente un ristorante dove il rapporto qualità prezzo è soddisfacente.

Ingresso ristorante
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Il ristorante è dello chef pluristellato Thomas Keller, primo ed unico chef americano a detenere più di tre stelle Michelin e, primo chef americano ad essere stato designato “Cavaliere della Legione d’Onore francese”. Proprietario di diversi ristoranti in Napa e nel resto dell’America. Vincitore di diversi premi tra cui la sua prima medaglia d’oro nella Bocuse d’Or, una prestigiosa competizione biennale che è considerata come le Olimpiadi del mondo culinario.

Ad Hoc si trova nella graziosa cittadina di Yountville il locale è informale ma allo stesso tempo di classe, la formula studiata è davvero interessante si tratta di un menù fisso che varia di giorno in giorno il menù da 4 portate costa 58$ senza il vino

Abbiamo mangiato 

  • insalata di patate condita in maniera divina, 
  • costina di maiale deliziosa, con pomodori verdi, un 
  • piattino di formaggio e bretzel 
  • torta di mele e cannella.
Piatti del menù fisso
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Nella qualità della materia prima, nella cucina e presentazione dei piatti ovunque si ritrova la filosofia di uno chef pluristellato anche se si tratta della versione “cheap” tra i suoi ristoranti.

Senza ombra di dubbio visti anche i costi degli altri ristoranti questo lo consigliamo vivamente. Naturalmente da prenotare con molto anticipo.

Terminata la cena abbiamo fatto due passi per il paese, uno dei più graziosi della Napa.

Venerdì 12 agosto è stato il nostro ultimo giorno in Napa svegliati presto abbiamo chiuso le valigie, e partiti lungo la via del vino per fare le ultime foto ai paesaggi ed alle cantine che non siamo riusciti a visitare.

Alle 10.00 avevamo appuntamento nell’olimpo della Napa valley per una visita privata, con degustazione dal mitico Opus One.

Un’esperienza quasi onirica dalla location all’accoglienza ti sembra di entrare in un mondo parallelo.

La cantina è relativamente giovane e risale agli anni ‘70 dello scorso secolo, nasce dall’incontro di due grandi figure del mondo enologico mondiale.

Vista esterna cantina
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il barone Philippe de Rothschild di Chateau Mouton Rothschild (a Bordeaux) ed il famoso enologo californiano Robert Mondavi. 

Siete curiosi di conoscere una parte importante della storia enologica californiana?

Dopo esserci risvegliati da questo sogno ci siamo immersi subito in un altro sogno americano il pranzo da Gott’s il “classico” cibo da strada.

Vassoio con cibo da strada
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Fondato dai fratelli Gott a St. Helena nel 1999 Gott’s Roadside è noto per il suo approccio moderno alla creazione di piatti ispirati alla California utilizzando ingredienti di provenienza locale L’impegno di Gott’s per l’approvvigionamento locale si estende al bicchiere con una lista di vini e birre incentrata sulla California, selezionati a mano da Joel Gott. Un locale frequentato da locali e turisti, dove una sosta se si passa dalla Napa va fatta.

Roulotte ristorante
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Al pomeriggio ci aspettava l’ultima cantina, selezionata, in Napa la Silver Oak un’altra realtà storica. Volete leggere la loro storia?

Panorama Silver Oak
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Dopo aver fatto un ultimo giro per la Napa ci siamo trasferiti in Sonoma attraverso il percorso panoramico di Oakville Grade e la rurale Trinity Rd entrambe strette, ricche di curve e bellissime. Un bel percorso in mezzo ai boschi in un paesaggio incantato.

Quando si prenota bisogna fare attenzione perchè per Sonoma si intende tutta la valle e non solo la cittadina. Non sapendolo ho prenotato in un posto isolato, in wildwood retreat, ma incantevole a dieci minuti di macchina dalla città.

La casa era immersa tra gli alberi, la camera spaziosa, pulita e luminosa, le istruzioni per arrivarci dettagliate, ma senza un navigatore tipo waze non semplice arrivarci.

Come la stanza di Napa anche quella di Sonoma l’ avevamo prenotata con AirBnB e ne siamo rimasti pienamente soddisfatti, l’host non l’abbiamo mai incontrata nemmeno per sbaglio. La piscina molto bella ma un po’ trascurata peccato perché il posto è incantevole.

Sabato 13 agosto è iniziato ufficialmente il nostro giro alla scoperta della valle.

Sonoma, rispetto alla Napa dalla quale è divisa da una catena montuosa, è meno modaiola con paesaggi più rurali e leggermente meno cara. In questo luogo è nata la viticoltura  moderna americana.

Tra le zone vitivinicole più famose e vocate ci sono:

  • Russian River Pinot nero e Chardonnay
  • Alexander valley con ottimi Cabernet Sauvignon
  • Dry Creek valley ottimi Cabernet Sauvignon, e Zinfandel zona a forte presenza italiana.

Qui, attraverso la Russian river valley, è l’ultimo punto dove la corrente di aria fredda dell’oceano penetra e permette delle forti escursioni termiche. I vitigni che caratterizzano la coltivazione sono Zinfandel, Merlot e Cabernet Sauvignon.

In Sonoma molti coltivatori hanno un loro laghetto per permettere l’irrigazione goccia a goccia.

Mendocino è la sua capitale ma le città più conosciute sono Sonoma, Santa Rosa e Healdsburg.

Il nostro tour è partito dal minuscolo, ma grazioso, paesino di Glen Ellen dove ci siamo fermati per fare una colazione all’americana al Garden Court cafè & Bakery dove gli abitanti del posto si recano abitualmente, per i nostri standard italiani più che una colazione è stato un pranzo.

murales cartina Glen Ellen
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A metà mattinata ci siamo recati da Seghesio a Healdsburg per la degustazione curiosi di sapere un po’ di più su questo produttore? 

insegna ingresso cantina
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Terminata la visita ci siamo recati nella cittadina di Healdsburg per pranzare da Willi’s un ottimo ristorante di pesce.

Nel pomeriggio abbiamo girovagato per la Dry creek Valley arrivando fino al lago.

cartello Dry Creek
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Lago Sonoma
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Dedicate del tempo a percorrere con tranquillità, godendo dei paesaggi, la West dry creek che corre parallela alla Dry ma è leggermente più interna e più suggestiva.

Vigneti zona Dry creek
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Vigne di Zinfandel ad alberello
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General store
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Terminato il giro abbiamo  raggiunto Ferrari Carano per la degustazione. Volete saperne di più?

Insegna cantina
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Vedute giardini cantina
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La sera, tornati a Healdsburg, abbiamo cenato in un meraviglioso ristorante vegetariano Little Saint 

Inizio coleman Road
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Scorci della strada
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Domenica 14 agosto, seguendo il suggerimento della Lonely planet, ci siamo spostati sull’oceano attraverso la occidental per percorrere la Coleman valley road. Una giornata memorabile consigliata per i panorami ed i suoi paesaggi che vi rimarranno impressi nella mente per sempre. Si tratta di una strada, non molto ampia, che attraversa boschi ad alta quota per poi scendere verso l’oceano in mezzo a praterie affacciate sulla costa con viste mozzafiato.

Panorami sulla foresta da un lato e sulla costa dall'altro
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Calici in viaggio e la vista dalla Ocean road
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Surfisti e osservatori
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Spiaggia di Bodega Bay
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Dopo aver percorso un pezzo di costa sulla Pacific road siamo rientrati con la 116 che attraversa tutta la Russian River che a differenza della Coleman Valley road è meno emozionante.

Scorci di Russian river

Al pomeriggio abbiamo continuato il giro in Alexander Valley per terminare con la visita, gratuita, alla cantina Alexander Valley Volete scoprirla con noi?

Ingresso barricaia Alexander winery
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Vigneti in Alexander Valley
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Viste alexander valley
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Cartello Alexander Valley
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La sera cena a Sonoma nel ristorante portoghese La Salette. Ci è piaciuto molto sia per la sua cucina, con piatti tipici portoghesi, che per il locale. Abbiamo optato per l’accompagnamento del menù con vini portoghesi. Un ottimo ristorante con una buon rapporto qualità prezzo. 

sala interna
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Piatti degustati
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Lunedì 15 agosto è iniziata la seconda parte della nostra avventura negli States, abbandonate le cantine siamo volati a Salt Lake City per cominciare la scoperta dei parchi d’America. Nei mesi di agosto, per dormire nei parchi, è consigliabile prenotare tramite agenzie che hanno a disposizione le poche camere dei pochi hotel interni.

Il giorno del trasferimento è stato abbastanza lungo. Tornati a San Francisco, dalla Sonoma, abbiamo intrapreso un volo di tre ore per Salt Lake City e, ritirata la macchina, un viaggio di altre tre ore e mezza per arrivare a Moab dove ci siamo fermati due giorni.

In viaggio verso Moab
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Martedì 16 agosto lo abbiamo dedicato alla visita di Arches Park il parco nazionale che vanta il più grande numero di archi, in arenaria, al mondo larghi da 1 a 90 metri.

 L’ingresso è situato a 8 km da Moab. 

Ingresso parco
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Il pass costa 25€ e vale 7 giorni. Per l’ingresso ai parchi nazionali, se si prevede di visitarne diversi, conviene acquistare la tessera che permette l’ingresso senza prenotare e senza code.

I ranger consegnano una piantina con indicati tutti i punti più interessanti da visitare con parcheggi, servizi igienici, ricariche acqua e sentieri da percorrere. Consigliamo, con l’ausilio di una guida (tipo Lonely planet) di individuare prima i luoghi da visitare e poi con la piantina di decidere il percorso da intraprendere.

Grazie alla strada panoramica che attraversa il parco lo si può visitare quasi tutto in un giorno. Ci sono parcheggi che permettono di raggiungere, camminando su brevi sentieri escursionistici, la maggior parte degli archi più famosi e imponenti.

Vale la pena di fermarsi a osservare la Balanced Rock, una roccia che appare in bilico su un altro masso, a breve distanza dalla strada. 

Balanced rock
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Se vi piace camminare e non fa troppo caldo, come abbiamo trovato noi ad agosto, per ammirare da vicino il Delicate Arch, simbolo ufficioso del parco, si percorre un sentiero di 4,8 km andata e ritorno. Noi avendo già fatto il sentiero del Devils garden non avevamo più tempo e ci siamo accontentati di fotografarlo dall’altra parte del canyon(Upper delicate arch viewpoint) anche perchè era in arrivo un temporale. La luce migliore per fotografarlo è quella del tardo pomeriggio.

Delicate arch
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I canyon ed  i passaggi labirintici della Fiery Furnace si possono esplorare solo partecipando a un’escursione condotta dai ranger (durata: 3 h; in genere è necessario prenotare in anticipo) ma non si tratta di un’escursione semplice.

La strada panoramica termina presso il Devils Garden, a 30 km dal centro visitatori. Qui inizia un sentiero che, fra andata e ritorno, è lungo 12 km e costeggia almeno otto archi di roccia; la maggior parte degli escursionisti percorre solo il tratto relativamente facile di 2 km fino al Landscape Arch, un’impressionante arco naturale lungo 88 m che sembra sfidare le leggi di gravità.

Landscape arch
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I paesaggi di questo parco sono da profondo west, colori unici e atmosfere da film.

I punti visitati sono stati:

  • Park avenue e le Courthouse towers viewpoint
  • Petrified dunes viewpoint
  • The windows section con balanced rock, double arch, north e south arch
  • Delicate arch dall’upper delicate arch viewpoint
  • Sand dune arch un posto magico
  • Devils garden con il landscape arch, Pine arch, Tunnel Arch
Discesa sentiero Park avenue
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Calici in courthtower
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Panorama courthtower
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Dune pietrificate
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Calici sotto la balanced
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North rim arch
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South rim arch
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Interno dune arch
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Ingresso dune arch
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Sabbia del dune arch
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Dune arch
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Scorci sentiero Devil's garden
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Sentiero Devil's garden
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Tunnel arch
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Non siamo riusciti a fare il tramonto nel parco perché è arrivato un temporale e rimanere all’aperto nei parchi è sconsigliatissimo.

Dopo una lunga giornata in mezzo alla natura e tanti chilometri di camminata ci siamo dedicati una cena in birreria. La Moab brewery è un bel locale dove producono buona birra accompagnata da ottimo cibo, ma non propriamente birreria come costi. E’ anche vero che le loro porzioni sono sempre super abbondanti e con una si può benissimo mangiare in due.

Mercoledì 17 agosto dopo una sostanziosa colazione in hotel siamo saliti in macchina direzione Canyonlands park a 50km da Moab. il pass d’ingresso costa 25€ a veicolo e dura 7 giorni. Che lo esploriate a piedi, in fuo­ristrada, o che vi dedichiate al rafting, ricor­date di portare sempre con voi abbondanti scorte di acqua, cibo e carburante.

Panorama the neck taylor
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Strada discesa nel canyon
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Il parco è diviso dai fiumi Colorado e Green in settori molto distanti tra loro:

  • Il the maze district più selvaggio, ad ovest dei fiumi è accessibile uni­camente della cittadina di Green River. Qui si trova anche lo Horseshoe Canyon, do­ve gli escursionisti più determinati saranno ricompensati dalla visione di uno straordina­rio sito d’arte rupestre.
  • Altrettanto remoto e selvaggio, il settore Needles è chiamato così per le sue guglie di arenaria arancione e bianca che si innalzano dal deserto ver­so il cielo.Si trova a 64 km da Moab. Que­sto settore non offre mol­ti punti panoramici da raggiungere in auto, oltre ad avere sentieri escursionistici molto impegnativi e lunghi
  • Infine c’è Island in the sky una mesa pianeggiante a 1800 m di altitudine che offre panorami unici ed emozionanti.
Mesa arch e Calici in viaggio
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Vista dal Mesa Arch
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Essendo Island in the sky il più accessibile, e godibile, in macchina rimane quello dove si reca la maggior parte del turismo, compresi noi.

Una volta ritirata la cartina all’ingresso abbiamo fatto tappa al centro visitatori per riempire le nostre borracce con acqua fresca. E’ carino da visitare, c’è un plastico molto interessante del parco che fa comprendere bene come è strutturato.

Anche qui, come nell’Arches, il parco lo si percorre con la macchina fermandosi nei parcheggi per poi camminare lungo i sentieri panoramici. La strada è lunga circa 20 km con una variante di altri 5 km.

Gran View point
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Altro lato del grand view point
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Questo parco, non avendo ancora visto il Grand Canyon, mi ha emozionato moltissimo. I paesaggi sono unici, da film, quando mi sono affacciata al primo punto panoramico mi si è mozzato il fiato da tanta bellezza e non lo scorderò mai più. Sono 1365 km di superficie dove strade fiumi, archi, guglie crateri, mesas, roccia rossa e pinnacoli la fanno da padrona creando un panorama suggestivo che ci riporta agli albori del nostro pianeta.

calici in viaggio sul grand view point
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green river overlook
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First Overlook
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I punti visitati sono stati:

  • the neck Taylor Canyon
  • Mesa arch l’arco fotografatissimo, sfondo del desktop di microsoft, dal quale si ha una vista panoramica sul Washer Woman Arch
  • Grand View point overlook white rim
  • Green river overlook  white rim
  • First overlook Taylor Canyon

La sera abbiamo cenato al Desert bistro desertbistro.com proprio dietro il nostro hotel, un locale molto carino con cucina ben curata, materie prime di qualità. I costi, come sempre in America, sono elevati ma il cibo insieme al locale ed al personale hanno giustificato il prezzo.

Giovedì 18 agosto  all’alba siamo partiti, perché ci attendevano 3 ore di strada, per la Monument Valley il pass a veicolo costa 20$ e lo si paga indipendentemente dall’aver prenotato tour di gruppo o meno.

Quando arrivi alle porte della Monument ti sembra di essere catapultata sul grande schermo, l’hai vista talmente tante volte che ti sembra di averla già vissuta e l’emozione è tanta. Mesas dalle pareti verticali, guglie di roccia rossa, in questo luogo magico si passa velocemente da una distesa desertica ad esser circondati da imponenti torri rosse cremisi alte anche 365 mt.

La Monument da lontano
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Questa riserva la si può esplorare in autonomia in macchina su di una strada sterrata che compie un giro di 27 km che offre belle vedute.

Oppure la si può fare guidata, noi abbiamo optato per questa, perché si possono raggiungere luoghi della riserva accessibili ai soli residenti, in compagnia di due signori americani ed una coppia di ragazzi toscani, tutti molto simpatici.

Jeep usata nel giro
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montagna con testa capo indiano
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l'occhio di dio
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l'urlo di munch
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Scorci monument
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 Il tour durato due ore è stato davvero molto emozionante, la nostra guida ci ha fatto scoprire le rocce più curiose come Snoopy, il sommergibile e altre ancora, sentire l’acustica magica di una grotta suonando il flauto, raccontato la vita nella riserva e la storia degli indiani della Monument. La giornata iniziata con poco sole si è poi aperta mostrando i bellissimi colori della Monument.

Casa tipica degli indiani in monument
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Grotta con volta a forma di aquila
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Ingresso grotta
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snoopy
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Terminato il giro siamo andati nel nostro hotel, il Goulding’s lodge , alle porte del parco, in una posizione meravigliosa. Nei pressi della struttura c’è un market, una pompa di benzina, un ristorante più altri servizi. Tutte le camere hanno un balcone affacciato sulla Monument valley che regala un panorama indimenticabile. 

panorama hotel
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Vista dal letto della camera
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Vista nostro balcone
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Venerdì 19 agosto finalmente è arrivato il giorno del mitico Grand Canyon dal quale, confesso, non mi aspettavo granchè lo immaginavo sopravvalutato.

Il costo d’ingresso è 30 dollari a veicolo e dura 7 giorni.

Ingresso parco
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Siamo arrivati dall’ingresso orientale del parco, il Desert View point, e quando mi sono affacciata per la prima volta non sapevo se piangere o ridere dall’emozione. Il panorama era così bello che sembrava finto anche ai miei occhi.

Tutto rende l’esperienza indimenticabile l’immensità del canyon, la sua profondità, i colori, i pinnacoli, gli altipiani, le creste color porpora e laggiù in fondo il Colorado. Questo fiume lungo 466 km scorre da 6 milioni di anni e scavando, con forza e pazienza, porta alla luce rocce risalenti a 2 miliardi di anni fa.

Desert view point
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Calici in meditazione davanti a questi panorami
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Il parco ha due margini molto distanti tra loro (322 km), difficilmente visitabili durante lo stesso viaggio, che regalano esperienze diverse ma entrambe belle. Il più conosciuto e turistico è il South Rim perché facilmente accessibile in auto, con molti servizi a disposizione e panorami indimenticabili. Poi troviamo il North Rim a 2500 mt di altezza (305 mt più del south)con temperature più fresche che consentono la crescita di fiori selvatici e alte, fitte macchie di alberi.

Un margine del South Rim, la Desert View Drive lunga 42 km, è percorribile in auto con piazzole dove sostare per poter godere dei panorami. L’altro, Hermit Rd, è chiuso al traffico privato e percorribile solo con le navette del parco. Le navette sono comode passano anche velocemente, ogni 10/15 minuti occhio solo perchè in un senso (Ovest) fermano in tutte le fermate, mentre nell’altro senso (Est) solo in tre ma sulla piantina è indicato tutto dettagliatamente. 

Panorama dalla Hermit road
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arcobaleno sul Gran canyon
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E’ anche possibile camminare tra un punto panoramico e l’altro sulla cartina sono indicate le distanze tra i vari punti. Il Rim Trail è la passeggiata più agevole e famosa all’interno del parco. Il sentiero entra ed esce dalle macchie di pini e collega una serie di punti panoramici e siti storici lungo un percorso di  21 km. Alcuni tratti sono asfaltati e tutti i punti panoramici sono accessibili con la navetta.

Sentiero pedonale Rim trail sulla Hermit road
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C’è un sentiero il trail of time,  costeggia il rim Trail ad ovest del museo geologico, che percorre la storia geologica del parco ogni metro rappresenta un milione di storia geologica

Purtroppo avendo a disposizione solo un giorno abbiamo optato per la desert View road da fare in macchina e alcuni viewpoint lungo Hermit road con la navetta che comunque è bastato per godersi appieno la giornata.

Altro panorama dalla Hermit
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Ci sono anche diversi sentieri che portano in fondo al canyon, come il Bright Angel Trail o il South Kaibab Trail, ma impegnativi non sempre ben tenuti e viste le temperature estive da prendere con le dovute accortezze dividendoli magari in tappe da non fare nello stesso giorno.

Il Colorado in fondo al Canyon
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Alba nel parco
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Sabato 20 agosto prima di raggiungere Page, a 2 ore e mezza di macchina, dove in tarda mattinata avevamo prenotato il tour all’antelope Canyon siamo rientrati per vedere sorgere l’alba nel parco.

L’Antelope è formato da due sezioni principali e due distinti tour:

  • Upper accessibile a tutti, si raggiunge l’ingresso con una jeep ed è molto affollato
  • Lower invece leggermente più impegnativo, non accessibile a tutti e lo si raggiunge a piedi dal luogo del check-in. Ci sono delle scale più o meno ripide da salire e scendere, con alcuni passaggi molto stretti, ma ne vale davvero la pena.
Ingresso Lower
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Noi per caso abbiamo prenotato il Lower. Non avendo trovato posto all’Upper nei giorni in cui eravamo a Page abbiamo optato per l’alternativa e ne siamo stati davvero felici, meno affollato e tanto suggestivo. La guida è stata molto esaustiva, simpatica ed un mago nel fare le foto con l’Iphone. 

Gli stretti passaggi
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Ci sono diverse agenzie che organizzano queste visite, dopo la disgrazia del 1997 è possibile effettuarle solo attraverso le guide Navajo accreditate, e confermano l’appuntamento il giorno prima in base al meteo. Nel Lower non è possibile portare alcuna borsa, zaino o marsupio se non quella che vendono loro (uno zainetto trasparente), e si entra solo se in grado di deambulare bene ed autonomamente.

Scale all'interno del canyon
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Calici in viaggio lungo il percorso
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L’agenzia alla quale ci siamo affidati è stata la Ken’s tour

La durata della visita è sufficiente sia per apprendere curiosità sulla storia del luogo che per fare foto.

Il canyon fu scoperto a metà anni novanta ed è diventato una delle mete turistiche più visitate e fotografate al mondo. Le sue forme sinuose sono opera della natura, l’acqua con i suoi violenti flash flood negli anni ha plasmato queste pareti di arenaria. Un percorso nelle profondità della roccia su di un letto di sabbia dove cadono le piogge torrenziali.

Panorami dal basso verso l'alto
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Panorami interni
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Durante la nostra visita abbiamo visto come cambia continuamente il paesaggio, abbiamo attraversato un passaggio che, fino a due settimane prima, non esisteva proprio a lato di quello che rimaneva del vecchio passaggio e della sua scaletta letteralmente strappata via dalla forza dell’acqua.

Nuovo e vecchio passaggio
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Terminato il giro abbiamo raggiunto il nuovo sentiero che raggiunge l’Horseshoe Bend,  il punto in cui il Colorado River descrive un’ansa intorno a un suggestivo affioramento roccioso formando una U perfetta. L’inizio del sentiero (2,4 km andata e ritorno) si trova a sud di Page, nei pressi della Hwy 89, di fronte al Mile 541. Non si paga l’ingresso al sentiero ma il parcheggio.

Ingresso parcheggio
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Panorama
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Calici sul balcone panoramico
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Portatevi dell’acqua perché fa molto caldo e la passeggiata è tutta sotto al sole ma ne merita la pena. E’ impressionante l’altezza alla quale ci si affaccia sul Colorado.

Visto il caldo abbiamo pensato di raggiungere il lago Powell per fare un bagno….il lago non c’è praticamente più con mio immenso dispiacere e sconcerto di Simone che, solo nel 2000, aveva goduto di questo immenso lago. Gli anni di siccità l’hanno prosciugato mietendo un’altra vittima. Lo abbiamo scoperto parlando con un ranger della zona.

Panorama Lago
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Ai tempi d’oro era il secondo lago artificiale, in ordine di grandezza, del paese nato dalla creazione della Glen Canyon Dam a 4 km da Page. Una diga imponente dal quale nasce il fiume Colorado.

Questa scoperta non ha fatto altro che aumentare il mio senso di disagio verso il cambiamento climatico che in tanti si ostinano ancora a  non vedere.

La diga e nascita del Colorado
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Domenica 21 agosto di nuovo in macchina presto per dirigerci al Bryce Canyon, altre due ore e mezza di tragitto. Il pass di ingresso per auto costa 30 dollari per 7 giorni.

Questo è stato il parco che più mi ha fatto innamorare. Ancora adesso, mentre scrivo,  mi emoziono pensando alle camminate fatte tra quei monumenti della natura.

Il Bryce, è a nord del Grand Canyon, più che un canyon è un anfiteatro scavato nella roccia dove pinnacoli, guglie, picchi e spirali di colore rossastro/rosato, la fanno da padroni. Molto famose sono anche le formazioni rocciose chiamate Hoodoo. Questo parco, ad un’altezza di oltre 2400 metri, ha una strada panoramica la Rim road scenic drive che lo attraversa per 30 km toccando diversi luoghi come l’anfiteatro(quello più famoso), il Rainbow Point o il Natural bridge. C’è anche una navetta gratuita che lo percorre.

Il giorno di arrivo ci siamo diretti al centro visitatori per ritirare la piantina e chiedere consiglio sulle camminate da fare.

Come prima camminata abbiamo optato per la combinazione Queen’s/Navajo un anello di 4,6 km da fare in senso orario, per sbaglio l’abbiamo percorso in senso antiorario ma è stato bello lo stesso. Con questo giro si possono godere panorami, profumi e luci che non si dimenticano facilmente toccando punti come two bridge, Sunset e Sunrise point, una camminata adatta a tutti con un buon paio di scarpe da trekking, crema solare, cappellino e acqua.

La sera dopo questa meravigliosa passeggiata abbiamo assistito ad un concerto country in un ristorante proprio davanti al nostro hotel, prenotato in anticipo dall’Italia, un’esperienza che va vissuta.

Lunedì 22 agosto il giorno di trasferimento allo Zion park, che è ad una sola ora e mezza di auto, ne  abbiamo approfittato per fare ancora un paio di camminate: 

  • il Navajo loop con la sua indimenticabile wall street 
  • il Rim Trail da Inspiration point a Bryce point un’andata di 2,4 km che costeggia il canyon da una parte e dall’altra ha una vista sui boschi alle spalle del parco, passando anche al wall of window. Avendo poco tempo il ritorno lo abbiamo fatto con la navetta per recuperare la macchina lasciata a Inspiration point e dirigerci allo Zion.

Il parco dello Zion, caratterizzato dalle sue pareti rosso-bianche che dominano maestose il Virgin River, nonostante sia molto bello e suggestivo è quello che più mi ha ricordato i nostri parchi di montagna quindi meno impressionante.

Siamo entrati nel parco dall’ingresso est percorrendo lo Zion Mt Carmel Tunnel, un capolavoro d’ingegneria degli anni ’20, lungo quasi 2 km a corsia singola.

Prima del tunnel abbiamo attraversato un paesaggio completamente differente, formato da rocce multicolore incise da solchi, che culmina nella montagnosa Checkerboard Mesa.

In estate si può percorrere la Scenic drive solo con la navetta. Sono 9,6 km che si snodano proprio nel cuore dello Zion Canyon dalla quale partono i vari sentieri e che offre meravigliosi panorami. E’ un servizio molto comodo perchè continuo e veloce.

Purtroppo quest’anno anche per l’America è stato un anno, a livello climatico, molto duro. La settimana prima del nostro arrivo c’è stato un importante flash flood nel quale ha perso la vita una ragazza e molti sentieri erano chiusi per manutenzione.

I sentieri vanno fatti al mattino presto perché le temperature nel parco ad agosto sono elevate, infatti il giorno di arrivo lo abbiamo usato solo per prendere informazioni, pianificare il giorno successivo e fare un giro in navetta della Scenic drive. Amando camminare abbiamo approfittato per percorrere il sentiero the grotto trail di 2 km che unisce le due fermate della navetta The grotto e Zion lodge.

Consigliati dalla ranger ci siamo anche fermati alla court of the Patriarchs dove a breve distanza dalla fermata c’è un belvedere affacciato proprio sui tre picchi che prendono i nomi delle figure del vecchio testamento da sinistra Abramo, Isacco e Giacobbe.

Dopo una bella doccia al fresco della nostra stanza a Springdale, la cittadina alle porte del parco, siamo usciti a piedi per andare a cena da Bit & Spur un locale grazioso che propone ottima birra e cibo di qualità.

Martedì 23 agosto il nostro tour originale prevedeva il trasferimento in Death Valley ma, come scritto, prima, in America il tempo ad agosto ha fatto disastri. Due giorni dopo il nostro arrivo in USA, l’albergo e gran parte delle strade del parco sono stati spazzati via, così abbiamo optato per trasferirci un giorno prima a Las Vegas.

Essendo Las Vegas a tre ore di macchina dallo Zion ci siamo alzati presto per fare la camminata west rim trail che, a parte l’ultimo pezzo, è la stessa che porta all’angel landing. L’angel è un famoso belvedere sulla valle pericoloso ed impegnativo con strapiombi e pezzi esposti ma ormai accessibile solo con una specie di lotteria.

Naturalmente vista la mia fobia per il vuoto non mi mi è mai passata per la mente l’idea di farlo ma la camminata per arrivare fin su al bivio ne vale la pena. Un dislivello di 500 metri con sentieri a strapiombo sulla valle ma larghi ed in sicurezza. Dopo la salita iniziale impegnativa si attraversa un canyon molto suggestivo e pianeggiante per attaccare la “scalata” vera e propria su di un sentiero leggermente più stretto e pieno di tornanti.

Una camminata impegnativa di circa 8 km andata e ritorno, con un dislivello importante, ma che ci ha dato molta soddisfazione.

Ci sarebbe piaciuto fare altre camminate come il kayenta trail ma erano ancora chiusi per il maltempo della settimana precedente.

L’arrivo a Las Vegas dopo 10 giorni immersi nella natura è stato abbastanza traumatizzante,  il caldo torrido e la confusione, ci hanno messi a dura prova ma comunque è stato divertente.

Per noi non era la prima volta ma cambia così in fretta che è sempre un po’ come la prima.

La nostra base era il Paris, nel cuore della strip. L’hotel è la riproduzione accurata della capitale francese che non ha sicuramente il fascino dell’originale ma l’impegno nel riprodurre gli edifici simbolo di Parigi, compreso l’Hotel de Ville alto 34 piani e le facciate dell’Opéra e del Louvre  sono ammirevoli. Al suo interno il casinò, con la riproduzione di un cielo azzurro punteggiato di nuvole sul soffitto a volta, accoglie una miriade di tavoli da gioco e slot machine.

Mercoledì e giovedì 24/25 agosto Las Vegas la sin city conosciuta come la città dei divertimenti e dell’evasione dove spaziare dall’antica Roma all’Egitto, da Venezia a Parigi.

Dove qualsiasi pazzia è concessa, luci, spettacoli, casinò, fontane, montagne russe insomma una grande confusione di suoni, luci, colori e persone. A Las Vegas si vive una dimensione al di fuori del tempo, quasi onirica. Chi non è mai stato dovrebbe ritagliarsi un paio di giorni in cui godersi questa città fuori dal comune..

La strip, lunga 6,2 km, è il cuore pulsante della città con i più grandi hotel e casinò, centri commerciali e ristoranti e le sue innumerevoli luci.

Sono molto comodi i passaggi tra un hotel e l’altro per poter prendere fiato dal caldo torrido del deserto.

Tra le curiosità degli hotel da visitare:

  • il giardino botanico del Bellagio e gli spettacoli delle sue fontane
  • l’acquario del Mandala 
  • le montagne russe del New York
  • la Tour Eiffel del Paris e l’interno dell’hotel
  • i canali di Venezia al Venetian 
  • la piramide del Luxor 
  • L’ambiente da favola dell’excalibur
  • i fenicotteri del Flamingo
  • il circo del Circus
  • i mille spettacoli che la città propone
  • una salita alla terrazza panoramica dello Strat
  • l’M&M World
  • L’insegna Welcome To Fabulous Las Vegas 

Dopo la Strip il posto più divertente da non perdersi, in cui si assapora la vecchia Las Vegas, è la Freemont street nata su iniziativa dei casinò della zona per cercare di arginare la perdita di clientela dovuta allo scoppio della Strip.

Una zona pedonale coperta da un tetto luminoso dove ogni ora spettacoli di suoni e luci lasciano a bocca aperta. Si trovano inoltre zipline, negozi di souvenir, casinò, bar all’aperto, musica dal vivo e tanto altro, un luogo dove le ore volano via in fretta.

Venerdì 26 agosto con il nostro ritorno a casa si è concluso questo meraviglioso viaggio alla scoperta di città, cantine e parchi della California, Arizona, Utah e Nevada, Ma a casa dolce casa è sempre un bel ritorno. 

 

 

 

 

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